Architettura d’alta quota: rifugi alpini ieri e oggi

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Architettura d’alta quota: mostra Rifugi alpini ieri e oggi

Rifugi alpini 1

Nell’intento di incentivare la ricerca, la divulgazione e la condivisione delle informazioni storiche, progettuali, geografiche, sociali ed economiche relative ai rifugi e ai bivacchi alpini, l’Associazione Cantieri d’alta quota organizza la mostra itinerante Rifugi alpini ieri e oggi. Un percorso storico fra architettura, cultura e ambiente. La mostra ripercorre gli episodi più significativi della storia della costruzione di rifugi e bivacchi sull’intero arco alpino, a partire dalla realizzazione dei primi ricoveri in legno risalenti alla seconda metà del XIX secolo, fino all’attuale ricerca progettuale che valuta la scelta di materiali e sistemi costruttivi in relazione alla volontà di raggiungimento di alte prestazioni energetiche.
L’esposizione, allestita nel quadriportico di Vicolo Bolognetti presso la sede del Quartiere San Vitale di Bologna, riporta immagini tratte dal volume Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi di Luca Gibello, integrate attraverso le successive ricerche condotte dall’Associazione.
Si segnala in particolare il caso della Capanna Regina Margherita sulla punta Gnifetti del Monte Rosa (4559 m), nata come rifugio alpinistico e osservatorio scientifico e sostituita negli anni ottanta del secolo scorso da un fabbricato di capacità maggiore, come avvenuto per numerose altre analoghe strutture di fine Ottocento. Attualmente è il rifugio più alto d’Europa.


Una breve sezione è dedicata al tema dei bivacchi, dalle prime strutture essenziali a semibotte in legno e lamiera fino all’idea di cellula autonoma frutto del trasferimento tecnologico dall’ambito aerospaziale che porta a soluzioni come quella del Bivacco Gervasutti ai piedi delle Grandes Jorasses (2835), un modello sperimentale energeticamente autosufficiente realizzato in vetroresina, dotato di sensori per il rilevamento dei dati meteorologici, controllo microclimatico interno e gestione integrale dei rifiuti, teoricamente reversibile. Rispetto alla maggior parte delle strutture d’alta quota che tentano di instaurare un dialogo con l’ambiente in cui si inseriscono, qui siamo in presenza, invece, di un oggetto che risulta estraneo al contesto, quasi fosse stato “appoggiato” casualmente nei pressi del ghiacciaio Freboudze.


In ultimo, un cenno al Refuge du Gouter (3825 m) posto lungo la via normale francese alla vetta del Monte Bianco: la struttura degli anni sessanta è stata recentemente sostituita da un nuovo edificio progettato in relazione allo studio degli agenti atmosferici a cui sarebbe stato sottoposto, all’esposizione ai venti dominanti e agli accumuli nevosi, ancora nell’ottica di un’autosufficienza energetica.


Molto interessante risulta anche l’evoluzione dell’organizzazione logistica del cantiere d’alta quota, caratterizzato da materiali ed elementi costruttivi portati in situ “a braccia” nelle esperienze più datate mentre, nei casi più recenti, le strutture vengono montate a valle e trasportate in quota in elicottero.


>Un’ulteriore apposita riflessione meriterebbe il rapporto che viene ad instaurarsi fra l’architettura del rifugio e il contesto paesaggistico in cui si inserisce. Che impatto produce la collocazione dell’edificio in un ambiente alpino remoto che non presenta ulteriori evidenti segni di antropizzazione? Con quale linguaggio architettonico, con quali morfologie, forme, materiali e colori si relaziona allo spazio naturale pressoché incontaminato? Armonizzandosi e assecondando i caratteri del luogo o piuttosto ponendosi a contrasto, dichiarandosi come segno della presenza antropica anche in luoghi dove la natura costituisce la componente predominante?
L’approccio alla progettazione deve dunque contemperare gli specifici requisiti che l’edificio è chiamato a soddisfare (funzionali, energetici, economici, etc.) con la consapevolezza del particolare contesto paesaggistico in cui si viene ad operare, caratterizzato da una serie di valori da tutelare e preservare attraverso l’adozione di accorgimenti quali il basso impatto ambientale e la futura reversibilità dell’intervento.

Locandina evento

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INFORMAZIONI MOSTRA
Rifugi alpini ieri e oggi: un percorso storico fra architettura, cultura e ambiente
7 – 22 aprile 2014
Sede Quartiere San Vitale
Vicolo Bolognetti 2, 40125 Bologna

 

RIFERIMENTI ESTERNI
Capanna Regina Margherita – sito ufficiale
Bivacco Gervasutti – sito ufficiale
Refuge du Gouter  – sito ufficiale

 

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