Science and technology at Stonehenge

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Science and technology at Stonehenge: new method and results

Mercoledì 18 maggio, nell’aula Rogers della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, si è svolto il workshop “Science and technology at Stonehenge: new methods and results” promosso dal Cultural Heritage Center del Politecnico di Milano.

L’incontro, coordinato dalla prof. Lucia Toniolo, ha visto la partecipazione di docenti e ricercatori della University of Leicester, del Ludwig Boltzmann Institute di Vienna e dello stesso Politecnico di Milano. Il tema di Stonehenge, sito archeologico tanto studiato e del quale sono state fornite le più svariate interpretazioni in merito all’originale funzione e al significato che il raggruppamento circolare di megaliti potesse avere, è stato recentemente oggetto di studi effettuati con tecnologie di indagine non distruttiva.

Come hanno illustrato con chiarezza il prof. Giulio Magli e il prof. Clive Ruggles, un importante ruolo nello studio di Stonehenge è rivestito dall’archeoastronomia, disciplina che tenta di comprendere i modi con cui le popolazioni antiche consideravano i fenomeni celesti e il significato che il cielo rivestiva nella loro cultura. Attraverso l’approccio archeoastronomico, che coinvolge figure professionali quali matematici e fisici, i megaliti di Stonehenge sono stati accuratamente indagati in relazione alle dimensioni, alla posizione reciproca e alla collocazione sul territorio sia dal punto di vista geografico che orografico, ponendo a confronto il famoso cerchio di pietre situato nel Wiltshire con altri siti neolitici presenti sia in Inghilterra che in altri paesi europei come la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda.

Il progetto scientifico dal titolo “The Stonehenge Hidden Landscape Project“, durato cinque anni, ha visto la conduzione di indagini conoscitive con l’impiego di tecnologie di prospezione geofisica – ben illustrate dal prof. Luigi Zanzi e dal dott. Immo Trinks – quali magnetic prospection, ground penetrating radar (GPR) ed electromagnetic induction (EMI), sistemi che permettono di identificare la presenza di oggetti (target) nel terreno (hosting material) senza la necessità di scavare. Applicando questi sistemi in maniera estensiva sull’area di Stonehenge e sul suo intorno, è stata messa a fuoco la presenza di numerosi monumenti votivi e di tumuli, alcuni dei quali posti secondo allineamenti astronomici proprio come il cerchio di pietre più noto. Alla luce di queste interessanti ulteriori conoscenze acquisite sarà necessario riconsiderare le varie ipotesi su cosa fosse e che ruolo avesse Stonehenge e certamente l’arricchimento della mappa archeologica del sito stessa costituirà un nuovo spunto di riflessione.

La tecnologia in continua evoluzione applicata alla conoscenza, alla conservazione e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale mette a nostra disposizione sempre nuove possibilità: occorre ricordare che, seppur in grado di fornire importanti dati come nel caso in questione, sono e devono rimanere strumenti, mezzi di grande utilità che è nostro compito scegliere come e quando utilizzare.

Locandina workshop

Programma workshop

INFO EVENTO

Science and technology at Stonehenge: new methods and results
18 maggio 2016 (9:30-13:00)
Aula Rogers della Facoltà di Architettura, Politecnico di Milano
Via Ampère 2, 20133 Milano

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